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Moscato, dolce e un po’ selvatico

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Terra al confine fra Langhe e Monferrato, la zona dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti ha la fortuna di poter riassumere in sé le caratteristiche peculiari di entrambi i territori. Sul versante di Sud–Est, passato Santo Stefano Belbo, crescono colline selvagge e ripide, valli verdi e poco esplorate come quelle del Bormida e del Belbo. Mentre sul versante Nord–Ovest, dalla parte di Canelli, si stende il Monferrato astigiano, con i suoi colli più dolci e disciplinati, punteggiati di pievi, campanili e castelli.


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Punto ideale di partenza per vivere il meglio di queste aree è San Marzano Oliveto, comune sorto su un’altura che svetta sulle colline di Canelli e di Nizza Monferrato. Il nome del paese è curioso: mentre la prima parte è dedicata a San Marzano, vescovo martirizzato a Tortona, la seconda deriverebbe dal fatto che, anticamente, qui prosperasse l’ulivo. Eppure San Marzano è famosa per la qualità delle sue mele, molto apprezzate per la croccantezza e l’equilibrio tra acidità e dolcezza.

In località Saline vi consigliamo di scoprire il lato “avventuroso” del moscato. È qui che ha sede la Freequadasti, che mette a disposizione i suoi quad per escursioni lontane dai sentieri più battuti. Il bello di viaggiare con questo mezzo è la facilità della guida e la stabilità sui terreni accidentati, con la possibilità di affrontare tratti off–road che sarebbe impossibile percorrere in moto o in auto. Si possono prenotare gite di poche ore scorrazzando fra i vigneti o escursioni che durano tutta la giornata: in quest’ultimo caso, le guide messe a disposizione dalla Freequadasti vi condurranno nel cuore dell’Alta Langa astigiana, attraverso i boschi e i bricchi di Cassinasco e Loazzolo, comune famoso per il suo rarissimo Moscato Passito: la più piccola Doc d’Italia.

Per un percorso più classico, da San Marzano Oliveto dirigetevi verso Calosso, importante non solo per la produzione di Moscato d’Asti, ma anche di Barbera, Dolcetto, Nebbiolo, Pinot, Chardonnay, Freisa e l’autoctono Gamba di Pernice, il cui singolare nome deriva dal raspo che tende ad arrossarsi poco prima della maturazione delle uve, diventando di colore simile alle zampe di questi pennuti. Questo vitigno, coltivato in soli sei ettari, è scampato all’estinzione grazie alla dedizione e all’amore di alcuni viticoltori di Calosso, che lo hanno riportato in vita dopo le distruzioni causate dalla filossera nei primi del ‘900. Oggi il Gamba di Pernice viene aggiunto nella vinificazione della Barbera e di altri vini, ma qualcuno lo produce in purezza, ottenendo un vino di spiccata personalità, dai toni speziati e aromatici, adatto all’invecchiamento e meritevole di essere conosciuto ed apprezzato. Il Gamba di Pernice, di cui esiste anche una versione Passarà da uve passite, è diventato Calosso Doc nell’estate del 2011 e sono una decina i produttori che lo vinificano. Tappa di degustazione consigliata è la   Crota’d Calos, vineria e ristorante con una splendida terrazza sui vigneti.

Da Calosso seguite la strada per il punto panoramico Bricco Crevacuore. Si raggiunge dalla parte Sud del paese, imboccando via Crevacuore da viale Partigiani. Non dimenticate la macchina fotografica, lo scenario è da immortalare: vigneti a bordo strada, frutteti, peschi di vigna (rari, ma i migliori per ottenere deliziose marmellate), noccioleti e in ogni angolo un cartello che invita verso un’azienda vitivinicola.

Dalla cima del Bricco, dopo aver superato la Cappella della Trinità, seguite le indicazioni verso Santo Stefano Belbo. La discesa, stretta e tortuosa, vi condurrà sulla provinciale. Prendete a destra e proseguite per Canelli. Questo tratto di strada non particolarmente attraente vi permetterà di attraversare una delle capitali del Moscato per giungere poi sull’Alessandria-Nizza in direzione di Calamandrana, che si annuncia con la rinomata azienda vitivinicola di Michele Chiarlo, Tre Bicchieri del Gambero Rosso per il suo Barbera d’Asti Superiore Nizza La Court del 2009.

Tenete la strada che vi ricondurrà con un continuo saliscendi verso San Marzano Oliveto, da cui era cominciato il nostro itinerario. Ricordate che parlavamo delle deliziose mele di queste colline? Bene, sulla strada bussate alla porta dell’azienda Ca’d Lisonna o di Renzo Lovisolo (Consorzio Mela Divina): saranno ben lieti di mostrarvi i loro frutteti, facendovi scoprire la bontà di un toccasana che assunto una volta al giorno, secondo il celebre detto, «leva il medico di torno»

Ultima modifica: Lunedì, 08 Aprile 2013 20:55
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