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A Moccagatta si fanno sogni proprio belli...

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I vigneti di Langhe, Roero e Monferrato sono entrati nella World Heritage List dell'UNESCO. Sono diventati, insomma, patrimonio mondiale dell'umanità (il cinquantesimo sito italiano, nessuno al mondo ne ha altrettanti, per dire). Quale migliore occasione per ricordare una splendida settimana autunnale da quelle parti e una cantina che mi ha sedotto?


Se volete andare in Piemonte, andateci d'autunno. La nebbia leggera e persistente tra bricchi e sori che sfuma i colori tra il rosso carico e il giallo vivo rende tutto speciale fa venire voglia di rifugiarsi tra le mura solide di uno dei tanti rifugi gastronomici (non dimentichiamo che lo Slow Food è nato a Brà!) e di uscire solo per annusare gli odori forti di terra, vigna... e tartufi.

La cantina che sono andato a visitare, e che avevo già "scoperto" al Vinitaly, si chiama Moccagatta. Il villaggio (alla francese) in cui si trova vi suggerirà qualcosa sulla sua produzione: Barbaresco. A Verona era stato condotto a una bella degustazione da Francesco Minuto, a Barbaresco è stato il fratello Sergio a farci da cicerone.

Martina e Sergio Minuto

La famiglia Minuto è proprietaria di vigneti a Barbaresco già dal 19° secolo. Dopo Giovanni, Luigi, Mario (che in seguito a successione, ereditò la cascina Moccagatta che dà il nome alla cantina) oggi tocca a Francesco e Sergio, appunto, anche se si affacciano all'attività i figli Stefano e (finalmente la quota rosa!) Martina.

I 12 ettari di vigneti si trovano tutti nel cuore della zona patrimonio dell'umanità, quindi giù il cappello. A far la parte del leone, la regina delle uve nere italiane, il Nebbiolo. Poi le altre tipicissime piemontesi, Dolcetto e Barbera, e una sorpresa in bianco, lo Chardonnay.

Sono soprattutto due le bottiglie che mi sono portato via, nel cuore e in cantina. Partiamo dal rosso, con una doverosa precisazione: in quest'area del Piemonte si adotta, più che opportunamente, una metodologia francese di denominazione, ovvero si può indicare il vigneto accanto alla denominazione. Da Moccagatta si trovano, quindi, il Barbaresco "base" poi i "cru" Basarìn, Bric Balin e Cole. Il secondo è quello che mi ha conquistato.

Moccagatta, uve Barbera

Il Barbaresco DOCG Bric Balin (io ho degustato il 2004) viene prodotto nel vigneto di poco più di tre ettari che è ritratto nella foto, giusto dietro alla cantina. Uva, ovviamente, è le roi Nebbiolo da viti in parte vecchie, risalgono sino al 1957. Si esprime con una grande eleganza e finezza, che ben si abbinano alla potenza dell'uva; sapientemente viene fatto riposare per almeno 18 mesi in barrique di rovere francese (quindi i Minuto sono della scuola "moderna", non della "tradizionale" che utilizza botti di grandi carati) seguiti da altri mesi (nove) in bottiglia. Rosso rubino vivo, già decisamente tendente al granato. Denso, robusto, bello da vedere nel bicchiere. Al naso è intenso, molto complesso, impossibile trovare tutte le note di frutta rossa matura, candita. Cioccolato, spezie, e note balsamiche. Lunghissimo in bocca. Un vino sontuoso, che si presta a un invecchiamento infinto con tannini che, ovviamente d'importanza pari all'eleganza, andranno ad ammorbidirsi. Abbinamenti con carni importanti, ma non troppo "coperte" da sughi. Lasciate che il vino si sposi con la carne. Non credete a chi lo vuole abbinare a cacciagioni dai gusti troppo forti!

Moccagatta Dolcetto d'AlbaMoccagatta Chardonnay BuschetMoccagatta Barbaresco Bric Balin Docg

Sorpresa in bianco è lo Chardonnay Buschet (Langhe DOC), vigneto di appena 0,7 ettari che regala a mala pena le 3.500 bottiglie di questo vino che riesce a regalare emozioni da "Borgognone" con però potenza e calore tutte italiche. Ho degustato l'annata 2008, di un giallo che va già verso il dorato, un corpo notevole, al naso tanta frutta tropicale matura e note vanigliate che derivano dai 12 mesi trascorsi in barrique. In bocca è pieno, potente, caldo. Uno dei migliori bianchi italiani, secondo me!

Piccola nota finale per il Dolcetto d'Alba, vino "quotidiano" che fermenta e matura unicamente in acciaio, che a me suscita grande simpatia e che regge magnificamente dall'antipasto di salumi al primo di pasta al sugo sino ai secondi di carne.

Togliendomi il tastevin dal collo (come sono andato nei panni del sommelier? Ha ragione mia moglie a dire che sono uno sbambocciatore?), i vini di Moccagatta sono un piacere per la bocca e per il naso. E per la testa: dopo che li si è bevuti, si va a letto leggeri, e si fanno solo sogni belli! 

GIULIANO PASINI

L'articolo che avete letto è stato magistralmente scritto da Giuliano Pasini, che ospitiamo volentieri sulle pagine di Wine Pass!

Chi è Giuliano Pasini? Dalle cinque alle sette del mattino scrivo, dalle otto alle venti mi occupo di comunicazione, il resto del (poco) tempo lo dedico alla mia famiglia. Autore Mondadori e Fanucci, lettore compulsivo, sommelier AIS. Ho radici a Zocca, cuore in Borgogna, testa a Treviso, culo spesso su un treno o un'auto. Amo cucinare senza seguire le ricette e ho completato cinque maratone. In poche parole: il pigro più attivo del mondo. Scrivo sul blog www.giulianopasini.it ovvero: mangio, bevo, leggo, scrivo. Il titolo del blog dice molto e un buon sottotitolo potrebbe essere "qui si parla di passionacce". Scrivo per passione, non potrei fare a meno di leggere, amo mangiare e bere bene. Qualcuno ha detto: "passione è ciò per cui fai tutto, mettendo in conto di non avere nulla in cambio". Nel mio blog si parla di questo nulla. 

Ultima modifica: Mercoledì, 30 Luglio 2014 16:40
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