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Antonio Galloni: "Il Piemonte è straordinario, ma..."

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Antonio Galloni Antonio Galloni

Antonio Galloni, ex critico di The Wine Advocate e fondatore di Vinous, risponde alle nostre domande sul Piemonte del vino, il suo appeal internazionale e la sua vocazione turistica

Come giudichi, in sintesi, la percezione dell’immagine del Piemonte vinicolo sul mercato Usa?

Il Piemonte rimane la regione italiana più importante per quanto riguarda i grandi vini, soprattutto rossi, per i collezionisti americani. Poi c’è la Toscana, ma il fascino del Barolo e del Barbaresco è unico. Sono tra i pochi vini italiani che possono stare a tavola tranquillamente con le più grandi bottiglie della Francia, degli Usa e del resto del mondo.

Esiste nell’immaginario del consumatore americano un “brand” Piemonte o esistono solo alcuni vini, come il Barolo, il Barbaresco e l’Asti?

Esistono vini in particolare, tipo il Barolo, il Barbaresco, la Barbera, ma poi vale tantissimo il brand delle singole aziende. Cantine come Gaja, Produttori del Barbaresco, Giacomo Conterno, Aldo Conterno, Bruno Giacosa, Luciano Sandrone, Bartolo Mascarello e Giuseppe Mascarello hanno costruito una forte immagine nella mente del consumatore dopo aver fatto vini straordinari per tanti anni.

Quali sono i punti di forza del Piemonte, i motivi che possono convincere a scegliere i suoi vini?

Trovo il Piemonte una delle regioni più straordinarie dell’Italia e del mondo per la sua varietà. Si può andare dall’Arneis al Dolcetto, dalla Barbera al Barolo, per poi finire col Barbaresco: ci sono tantissime sfumature da scoprire. E poi c’è il Moscato, un altro vino che può essere grande se fatto con cura e attenzione. Sono poche le regioni che possono offrire questa diversità. Oltre a questo, si aggiunge la qualità altissima dei migliori vini. Sono convinto, da tanti anni, che a livello di grandi vini, i migliori Barolo e Barbaresco offrano la stessa qualità dei grandi vini del mondo, con la capacità di migliorare in bottiglia, ma a prezzi molto più convenienti. Il Piemonte è la Borgogna dell’Italia, con tanti piccoli produttori bravi, dove la qualità è però più consistente, probabilmente perché il pinot nero è un’uva molto più sensibile del nebbiolo all’andamento climatico. In questo momento, c’è un boom d’interesse in Asia per i vini della Borgogna. Un giorno, questi consumatori scopriranno il nebbiolo, e quando questo accadrà, non ci sarà sufficiente vino per tutto il mondo.

Quali sono i punti di debolezza?

Il Piemonte ha due punti deboli, e sono di natura commerciale. Uno è la produzione limitata dei vini più importanti rispetto ai grandi vini della Toscana e di Bordeaux. Devi essere un vero amante del vino per andare a cercare certe etichette che sono prodotte in piccoli numeri. Il più grande punto di debolezza del Piemonte è la transizione generazionale. È un punto molto delicato nel quale si trovano coinvolte parecchie aziende in questo momento. Tante aziende, anche famose, rimangono piccole aziende a gestione familiare: è una ricchezza per la zona, però, allo stesso tempo, in molti casi non c’è la preparazione o la cultura per capire come inserire le nuove leve. Credo fortemente nella valorizzazione delle persone giovani, soprattutto in quella delle donne che spesso lavorano più duramente, visto che sentono di aver molto da dimostrare.

In Piemonte c’è una cucina straordinaria, un ventaglio di materie prime di altissimo livello: il tartufo bianco con un bicchiere di Barolo o Barbaresco è probabilmente l’abbinamento più glorioso che esista al mondo.

C’è spazio sul mercato internazionale per i vini rossi piemontesi più “popolari”, quelli a base barbera e dolcetto, oppure si trovano a tuo avviso in un segmento dove la concorrenza è troppo forte per riuscire a emergere?

La Barbera va bene, sia quella di Asti che di Alba perché rimane un vino abbastanza facile. Poi, il barbera è un vitigno che si abbina molto bene al legno, anche quello francese, perciò è abbastanza facile fare vini che possono avere un target di consumatore ampio. Purtroppo, il Dolcetto non riesce a farsi strada negli Usa.

Per gli enoappassionati americani il Piemonte è una meta turistica paragonabile alla Borgogna o alla Toscana? La nostra ricettività è adeguata agli standard che essi si attendono?

Il turismo rimane uno dei punti più forti per il Piemonte, ancora non sfruttato a pieno. Il fatto che tante aziende di altissimo livello sono a conduzione familiare rende il Piemonte più simile alla Borgogna che alla Toscana. Poi, c’è una cucina straordinaria, un ventaglio di materie prime di altissimo livello e il tartufo bianco, che con un bicchiere di Barolo o Barbaresco è probabilmente l’abbinamento più glorioso che esiste al mondo. Ma in Piemonte mancano le strutture, soprattutto alberghiere,  per ricevere in modo adeguato il turista internazionale. L’anno scorso ho mandato due coppie in uno degli alberghi più belli della zona, e tutti e due si sono lamentati del servizio. È una questione di cultura del personale e delle persone che gestiscono questi alberghi. Il turista di alto livello è abituato a una sola risposta: “Sì”. Punto e basta.

Per ultimo, il servizio dei vini in Piemonte è, sinceramente, orribile. L’estate scorsa, in uno dei più bei locali di Alba, mi hanno servito un Barolo dell’annata 2007 rovinato dal caldo per la pessima conservazione. In questo stesso ristorante, a temperatura ambiente, ci sono 12 magnum di uno dei più grandi vini mai fatti in Piemonte, uno sopra l’altro, in sala. Potete immaginare bottiglie di La Tâche o Romanée-Conti trattate cosi? Cosa ha fatto questo vino per essere trattato così male? Cosa troverà un cliente quando compra quel vino? Un vino scomparso. Recentemente, in uno dei ristoranti stellati delle Langhe, mi hanno servito due bottiglie di Champagne rovinate dall’esposizione eccessiva alla luce. Il sommelier non ha neanche assaggiato questi vini prima di servirli, perciò ha portato in tavola due prodotti difettosi. Queste cose non possono succedere in posti seri. Con qualche eccezione, i ristoratori piemontesi non hanno ancora capito l’immenso privilegio che hanno di poter lavorare con grandi vini. Pensano solo al loro margine di guadagno. È una vergogna.

Il fascino del Barolo e del Barbaresco è unico. Sono tra i pochi vini italiani che possono stare a tavola con le più grandi bottiglie del resto del mondo.

Cosa pensi del potenziale del Piemonte vinicolo meno conosciuto, quello dei vitigni autoctoni “minori” e dei territori meno famosi, come il Canavese, il Tortonese, il Monferrato?

Trovo tutte queste zone molto affascinanti. Purtroppo, riesco ad assaggiare solo qualche vino. Quando abitavo in Italia andavo spesso nel Monferrato. Lo trovo uno dei posti più belli in Piemonte perché ancora poco frequentato. E poi, c’è la dolcezza di quelle colline…

Infine, da appassionato di nebbiolo e di Piemonte, come definiresti a grandi linee le differenze di terroir tra i nebbioli del Sud Piemonte  e quelli pre-alpini del Nord Piemonte?

Ci vorrebbe un numero intero per poterne parlare. In genere, i vini del Nord Piemonte sono un po’ più eterei. Trovo questa parte del Piemonte sempre più interessante visto il cambiamento del clima. Penso che saranno zone da seguire con molta attenzione nel futuro. Lo sono già adesso. Nelle zone del Barolo e del Barbaresco ci sono infinite sfumature da capire. È un lavoro che dura tutta la vita! 

Antonio Galloni

Antonio Galloni è una delle massime autorità in fatto di critica enologica. È stato il creatore di Piedmont Report, newsletter internazionale dedicata ai vini del Piemonte, ed è stato uno dei critici di punta di The Wine Advocate, la più influente rivista di vini al mondo, edita da Robert Parker. Nato a Caracas in Venezuela da madre statunitense e padre italiano, Galloni è cresciuto in Florida, ha studiato musica e si è specializzato in opera lirica a Milano, città dove ha vissuto dal 2000 al 2003. Accanto agli spartiti ha sempre coltivato l’amore per i grandi vini, specie quelli italiani, passione trasmessagli dalla famiglia, fin da giovanissimo. Dopo essere rientrato negli Stati Uniti e aver frequentato un master in Business&Administration, nel 2004 ha fondato Piedmont Report, bollettino di recensioni enologiche con lettori in oltre 25 paesi. La svolta è arrivata nel 2006, quando Parker in persona gli ha affidato le pagine di The Wine Advocate per ltalia, Borgogna, Champagne e California. Oggi Galloni ha deciso di intraprendere una nuova strada. Uscito da The Wine Advocate, ha fondato Vinous, piattaforma multimediale in cui confluisce la sua lunga esperienza in fatto di vini.

 

Ultima modifica: Giovedì, 20 Febbraio 2014 19:03
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