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Negro Angelo & Figli, alla (ri)scoperta dell'Arneis

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Provare, produrre, progredire. Si riassume tutta in queste tre parole, slogan anni ’60 dei giovani della Coldiretti, la storia dell’azienda agricola Negro Angelo e Figli. Da lì parte l’avventura di Giovanni Negro, figlio di Angelo, artefice del successo dell’azienda avviata nel 1949 (anche se le prime attestazioni di un viticoltore chiamato Giovanni Dominico Negro figlio di Audino risalgono al 1670) con un quinto di un cascinale diroccato, due mucche e tre vitelli, ed estesa oggi su 65 ettari di vigneti in tutto il Roero, e non solo.

Nel mondo vinicolo, Negro è sinonimo di Arneis: furono in sette, negli anni ’70, a credere in questo vitigno, all’epoca buono solo per attirare i tordi, vista la sua maturazione precoce, perché si saziassero con i suoi chicchi, risparmiando i filari più preziosi di nebbiolo e barbera.

Unendo le uve di tutti, non arrivavano a riempire una botte di legno da 7 quintali: Giovanni partì alla volta di Canale per acquistare la quantità mancante a riempire la botte. Quando arrivò in piazza San Bernardino, in bicicletta, gli agricoltori avevano già venduto tutta la produzione ai mediatori: tenne il suo primo comizio, preludio della vocazione politica che ancora oggi lo caratterizza, e li convinse a rivendere a lui giusto la quantità che serviva, dando allo stesso tempo il via al boom dell’Arneis. Pigiarono il vino, mutando però le modalità di vinificazione: prima dell’intuizione che ne ha cambiato le sorti, l’Arneis era un vino dolce, usato per celebrare la Messa. Aver prodotto il vino non bastava: dovevano farlo sapere al mondo.

«Allora non esisteva neanche la parola, ma quello che ci occorreva era fare marketing – racconta Giovanni Negro –. Scoprii che a Torino facevano una Fiera dei Vini: i grandi nomi del mondo del vino erano là, e io mi presentai lì con l’Arneis sulla cui etichetta era raffigurata la chiesa di Sant’Anna, lo stemma di Monteu Roero, le famose “Tre P” e la scritta in latino “Questo è il vino del dio Bacco”. Fu l’origine delle fortune dell’azienda, legata a doppio filo al territorio di cui siamo espressione limpida. Anche i nostri valori sono quelli semplici di un tempo: restiamo un’azienda a conduzione familiare, con la fortuna di avere quattro figli che lavorano con noi, tutti con grande passione, ciascuno occupandosi di un aspetto diverso».

GABRIELE

«Siamo da sempre attenti all’ambiente, e abbiamo scelto di rinunciare all’uso di fertilizzanti chimici, indirizzandoci verso quelli organici: per questo motivo abbiamo deciso di dotarci di un impianto di lombricoltura. Qui nel Roero i terreni sono sabbiosi, quindi molto poveri di sostanza organica: la scelta agronomica è stata quella di arricchire in sostanza organica naturale i vigneti, per migliorarne struttura del terreno, ritenzione idrica, microflora e fauna dei suoli.  Il fertilizzante ottenuto dalle deiezioni del lombrico, ammendante organico totalmente biologico, garantisce anche un notevole risparmio di tempo e di manodopera, grazie alla sua praticità di distribuzione. Fra tutte le specie di lombrico esistenti al mondo, solo poche sono allevabili in cattività, e tra queste la più gestibile è quella dei “Red worms of California”, che può essere allevata all’aperto, su terreno libero. Si distingue dalle altre principalmente per la sua grande versatilità e duttilità: il lombrico è di colore rosso e taglia piccola, e la durata della sua vita è 4 volte superiore a quella di un lombrico comune. Mangia ogni giorno una quantità di cibo pari al proprio peso, espellendone circa il 70/80%».

Anche i nostri valori sono quelli semplici di un tempo: restiamo un’azienda a conduzione familiare, con la fortuna di avere quattro figli che lavorano con noi, tutti con grande passione, ciascuno occupandosi di un aspetto diverso.

ANGELO

«Ci piace sperimentare: ne è una prova il progetto “Sette Anni”, una sfida azzardata che ci ha riservato un sorprendente risultato. Era il 2001 e nostro padre voleva conoscere più a fondo il suo patrimonio viticolo: decise di far vinificare separatamente ogni singolo vigneto di arneis. I vini ottenuti rimasero sui propri lieviti per 6 mesi, per poi passare all’imbottigliamento. Le degustazioni dei singoli cru sono state effettuate ogni anno per valutarne attentamente l’evoluzione, cercando di capire quale vigneto fosse più propenso all’invecchiamento. Dopo 8 anni di studi, sperimentazioni e valutazioni, nacque l’Arneis “Sette Anni”, da uno dei vigneti storici dell’ azienda, sicuramente il più calcareo in assoluto e il più ricco in sabbia e sali minerali. Le caratteristiche principali di questa riserva sono sicuramente la spiccata sapidità e la formazione negli anni di idrocarburi, profumi eleganti e netti che a volte possono ricordare alcuni Riesling alsaziani. Unico nel suo genere, è il primo Arneis in assoluto ad aver provato la strada del lungo affinamento».

EMANUELA

«La nostra è una produzione di circa 300mila bottiglie annue, concentrata esclusivamente su vini da vitigno autoctono proprio per valorizzare al meglio il nostro terroir. L’export occupa circa il 55% suddiviso tra Europa, Paesi asiatici e Usa; sono in forte crescita mercati nuovi come la Thailandia, la Cina, Taiwan e l’Australia. Abbiamo la fortuna di avere una rete commerciale e gestionale molto giovane, che reagisce con dinamicità alla crisi. Punti di forza essenziali sono la conduzione familiare e la collaborazione di persone affidabili e innamorate dell’azienda: possiamo così curare ogni aspetto con passione, da quelli commerciali all’accoglienza, che è semplice e calorosa, ma allo stesso tempo determinata e tecnica».

GIUSEPPE

«C’è un progetto che ci sta particolarmente a cuore: riguarda il recupero di un vecchio ciabòt di famiglia, dove i nostri nonni andavano a festeggiare le Pasquette. Quello che affettuosamente chiamiamo ciabòt era, in realtà, il castello di Pulciano, insediamento alemanno del periodo medioevale. Apparteneva alla nostra famiglia, ma negli anni ’50 la proprietà si frammentò, e la struttura andò via via praticamente in rovina. Oggi l’abbiamo ricomprato, perché quel posto ha un grande valore affettivo. È espressione di un territorio che amiamo, e rievoca un modo di accogliere chi viene a trovarci in maniera famigliare. . Il nostro stile è il miglior biglietto da visita che possiamo offrire».


SAN BERNARDO - Roero Docg
L’uva nebbiolo del vigneto San Bernardo, a Magliano Alfieri, viene vinificata secondo tradizione (a cappello galleggiante per 18 giorni) e il vino affinato per 17 mesi in botti di rovere e barrique usate e per 7 mesi in bottiglia. Al naso, intenso, prevalgono pesca e frutti rossi; in bocca è dolce e polposo, con una trama tannica lunga e importante.

 

 

 

 

 

 

Negro Angelo & Figli


Frazione Sant'Anna, 1
12041 Monteu Roero (CN)
+39 0173 90252

   
• Degustazioni
• Visite in azienda
• Vendita diretta: da € 7 a € 15

Ultima modifica: Martedì, 27 Agosto 2013 15:17
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