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Pico Maccario, la Rosa Carnivora del Monferrato

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«Il mercato è selettivo, vuole il meglio: noi abbiamo semplicemente cercato di darglielo». La filosofia dell’azienda Pico Maccario di Mombaruzzo è una mescita sapiente di coraggio, tenacia, consapevolezza della tradizione e – perché no? – sana follia imprenditoriale. A cominciare dai discorsi con Vitaliano Maccario, 38 anni, che assieme al fratello Pico, 40, gestisce una delle più importanti cantine produttrici di Barbera d’Asti in Piemonte, quella con l’appezzamento unico più grande della regione: 70 ettari vitati, di cui 55 dedicati esclusivamente alle cure della “Signora in Rosso”.

Nelle parole di Vitaliano – misurate, diplomatiche, convincenti – sotto la cenere della pacatezza si percepisce la brace di una volontà mai doma, proiettata verso nuove avventure imprenditoriali a servizio di un’idea di eccellenza che non ha paura di rischiare, e di rischiare molto. 

«Viviamo un periodo di buonumore in azienda, perché i nostri vini stanno andando molto bene e ricevono prestigiosi apprezzamenti internazionali. Ma il frutto di questo successo è maturato nel corso di lunghi anni, attraverso progetti decennali nei quali non abbiamo mai smesso di investire», racconta Vitaliano.

Ripartire da zero

I fratelli Maccario avrebbero potuto vivere, come si suol dire, di rendita. Quando nel 1997 rilevarono l’azienda agricola dal nonno Carlo, avrebbero potuto accontentarsi di gestire le proprietà di Mombaruzzo secondo la tipica realtà contadina a coltivazione mista. Avrebbero. Perché Pico e Vitaliano decisero altrimenti: «La Pico Maccario nasce allora, quando abbiamo scelto di ricostruire l’azienda da zero, puntando sulla monocultura della vite». Molta modestia, relativa conoscenza dei mercati, un’età anagrafica che, sommata, non superava i 50 anni. Eppure la forza di un’intuizione: «La Barbera cominciava allora la sua rincorsa ai grandi vini rossi. Abbiamo così puntato su un vitigno autoctono, radicato nella tradizione astigiana, con l’obiettivo di migliorarne la qualità e la produzione».

Ai giovanissimi fratelli Maccario mancava l’esperienza, non il coraggio. «Per costruire un’azienda vitivinicola di successo ci vuole una mentalità imprenditoriale, che sappia ponderare con attenzione quantità e qualità del prodotto. E non smetta mai di innovare, nel rispetto della tradizione». È così che con il volgere del secolo, la Pico Maccario decide di investire in una radicale automazione del lavoro in vigna e di quello in cantina. Sono una delle prime aziende ad acquistare la vendemmiatrice automatica e a difendere con orgoglio questa scelta: «Tra il tempo del raccolto e la pigiatura passano pochi minuti, permettendo all’uva di preservare qualità e profumi». E sono convinti della necessità di impostare il lavoro perché l’alta resa delle viti possa andare di pari passo con la qualità: «Se vogliamo essere davvero competitivi in un mercato sempre più aggressivo, non possiamo che fare un bilancio di costi e benefici, con un occhio sempre puntato al rapporto tra resa, qualità e prezzo», continua Vitaliano. 

Se vogliamo essere davvero competitivi in un mercato sempre più aggressivo, non possiamo che fare un bilancio di costi e benefici, con un occhio sempre puntato al rapporto tra resa, qualità e prezzo.

I premi internazionali

Per dimostrare che il binomio tra eccellenza e produzione è realizzabile, i Maccario hanno prove inconfutabili. La loro Barbera d’Asti Lavignone Docg 2011, con le sue 350mila bottiglie l’anno, è il vino numericamente più importante della cantina. Ma è contemporaneamente Oscar Douja d’Or 2012 e smart buy (“acquisto intelligente”) secondo Wine Spectator, che lo ha inserito nella classifica dei migliori 100 vini di prezzo inferiore ai 18 dollari. I riconoscimenti continuano con una doppietta di tutto rispetto: Antonio Galloni, massimo critico di The Wine Advocate, ha premiato con 90/100 la Barbera d’Asti Tre Roveri Docg 2010 (35mila bottiglie), così come la Barbera d’Asti Docg Epico 2009 – 5mila bottiglie, la punta di diamante delle Barbera firmate Pico – ha strappato un altro 90 ai critici della rivista del gruppo  Shanken. «Qualità e tecnologia devono andare di pari passo in vigna come in cantina. Non posso avere un prodotto fantastico e una vinificazione scadente», attacca Vitaliano, che porta ad esempio gli sforzi che la sua azienda sta affrontando per costruire una nuova barricaia: completamente interrata e con una copertura eco-friendly, sarà la nuova cattedrale della loro Barbera d’Asti, «che ha ancora margini di miglioramento».

La leggenda della Rosa Carnivora

L’innovazione, a Mombaruzzo, non passa soltanto dalla vigna e dalla cantina. Mentre la qualità della Barbera si affina, saper comunicare questa eccellenza al mondo diventa una prerogativa: «Un’azienda in crisi è un’azienda che non ha saputo fare marketing, che non ha lavorato sul marchio», afferma Vitaliano, che da tempo studia il web come strumento di promozione e di contatto con nuovi clienti. «Girando in rete mi sono imbattuto nei video virali, filmati condivisi da migliaia di persone che hanno lo scopo di veicolare velocemente un’idea o un marchio – racconta –. E io un’idea ce l’avevo». È da questo incontro virtuale che nasce la leggenda della “Rosa Carnivora” di Mombaruzzo. Con fantasia e una buona dose di avventatezza, Vitaliano fa confezionare un finto documentario nel quale le rose che ornano i filari dell’azienda subiscono una mutazione noir: da eleganti compagne della vite a spietate killer di insetti. «In realtà, non ho inventato nulla. Le rose venivano piantate come spia della salute della vigna. Se si ammalavano il contadino doveva intervenire. Noi abbiamo costruito un sogno a partire dalla tradizione». Appena mandato in rete, il filmato – che a tutti gli effetti sembra girato da una troupe (inesistente) di professionisti australiani – è un vero e proprio successo: oltre 200mila visualizzazioni, 40mila contatti sui social network, 30mila visite al sito web della Pico Maccario, migliaia di commenti che si interrogano sulla veridicità, o meno, della Rosa Carnivora.  «I risultati sono stati sorprendenti – confessa Vitaliano –: grazie ad un semplice video siamo venuti in contatto con migliaia di persone in un lasso di tempo che avrebbe richiesto mesi, forse anni con i tradizionali mezzi di comunicazione. Il nostro obiettivo era quello di riportare all’attenzione dei consumatori la Barbera d’Asti e valorizzare le sue terre di vocazione e i suoi magnifici vigneti».

E conclude: «La tecnologia non è in competizione con la tradizione, l’innovazione non pregiudica il territorio.  Al contrario, il vero problema del mondo vinicolo è chi si ostina a non capire che bisogna investire».


EPICO - Barbera d’Asti Superiore Docg
Il nome rimanda alla natura in equilibrio con l’amore e la passione, tesi verso l’eccellenza. Raccolta manuale delle uve a maturazione ottimale, pigiatura soffice, affinamento per almeno 12 mesi in piccoli legni di rovere francesi: il risultato è un vino dal profumo complesso, di frutta matura e vaniglia, e dal sapore intenso, morbido ed equilibrato.

 

 

 

 

 

 

Pico Maccario


Via Cordara, 87
14046 Mombaruzzo (AT)
+39 014 1774522

   
• Degustazioni
• Visite in azienda
• Vendita diretta: da € 7 a € 15

Ultima modifica: Mercoledì, 02 Aprile 2014 10:13
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