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Cantalupo, il Ghemme nella storia e nel sangue

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«Püsä kä nä vecc, ä spo nut gni», più che vecchi non si può diventare. Era questo il cinico motto con cui gli abitanti delle colline di Novara lamentavano la mancanza di giovani pronti a prendere in gestione le loro terre. Negli anni ’50, il boom industriale e la vicinanza di Milano distoglievano la manodopera dalla viticoltura dell’Alto Piemonte occidentale, distruggevano la qualità dei vini e trasformavano tante splendide vigne di Ghemme in gerbidi, cioè colline incolte, abbandonate.

La città svuotava le province promettendo una ricchezza immediata. Eppure, di ricchezze, i ronchi di Novara – come si chiamano i terreni che declinano verso la Sesia – erano colmi. Bisognava però credere in una terra povera e poco fertile ai piedi del Monte Rosa, ricca di minerali ma ciottolosa, battuta dai venti delle Alpi e addolcita dall’umidità delle risaie. Dove il nebbiolo, presente fin dai tempi antichi, aveva saputo regalare vini dalle squisite sfumature, terroir in grado di incantare i Duchi di Milano e il Conte di Cavour, Camillo Benso, che ne apprezzava i nettari al pari dei vini di Borgogna. 

È qui che l’azienda Antichi Vigneti di Cantalupo, realtà storica del Ghemme Docg, ha mosso i primi passi. Dal 1969 – quando era gestita dai fratelli Carlo e Giuseppe Arlunno – Cantalupo non ha mai smesso di investire sul proprio territorio, puntando sulla rinascita e la riscoperta di un vino nobile ed elegante, il Ghemme, un tempo addirittura più celebre dei suoi cugini langaroli: Barolo e Barbaresco. Oggi, Cantalupo è un’azienda solida e conosciuta, gestita da Alberto Arlunno, che all’amore per la sua terra abbina una passione autentica per l’archeologia e la storia vitivinicole di Ghemme e le testimonianze legate al suo prestigioso vino. Perché, come sostiene, «il terroir di un vino è una dimensione interiore che merita di essere coltivata». 

Spesso in Piemonte, vino vuol dire Langhe. Eppure anche le colline novaresi hanno una tradizione millenaria da difendere.

È vero. L’area novarese testimonia la presenza della vite coltivata fin dal VII secolo a.C., quando in una tomba furono scoperti semi di vite e pollini: segno inequivocabile di una produzione vitivinicola ben avviata, portata probabilmente da coltivatori etruschi giunti a contatto con le popolazioni celtiche del Nord Italia. Sta di fatto che i Romani continuarono a considerare queste terre vocate alla produzione vinicola fino a quando, nel medioevo, i canonici di Orta San Giulio se ne impossessarono. Non si dimentichi che i colti monaci di Cluny, fautori della valorizzazione del patrimonio viticolo ed enologico della Côte d’Or, ebbero numerosi vigneti in Ghemme. Ancor oggi uno dei quartieri in cui è suddiviso il borgo porta il nome di San Pietro, dedicazione dell’antica abbazia, epicentro del mondo cluniacense. È a loro che si devono riconoscere i primi sforzi documentati per mantenere alta la qualità dei nostri vigneti: in alcuni loro contratti d’affitto c’era una clausola precisa ad meliorandum, cioè volta alla preservazione della produttività dei terreni. 

Anche la storia moderna riconosce a Ghemme e ai suoi vini un’eccellenza vitivinicola invidiabile.

Nel XV secolo Ghemme era il fornitore di vino della Corte degli Sforza di Milano: il duca Francesco apprezzava particolarmente la vespolina, come è attestato da un suo grande ordinativo del 1465. Ma l’estimatore più puntuale dei nebbioli di Novara fu Camillo Benso Conte di Cavour. In una sua lettera del 1845 ne loda il bouquet paragonandolo ai vini borgognoni e si augura di trovare bravi vignaioli ed estimatori di questo vino perché ne diffondano la cultura in tutto il mondo. 

Il terroir di un vino è, prima di tutto, una dimensione interiore che merita di essere coltivata.

Come è nata l’azienda Cantalupo?

Mio padre, Carlo, di famiglia d’estrazione vignaiola almeno dagli esordi del Seicento, in giovane età seguì il suo estro artistico-pittorico. A guerra ultimata realizzò con il fratello Pino un frantoio per olio di vinaccioli ed in seguito un’impresa di restauro, pur coltivando il suo attaccamento al Dna di famiglia. Sicché nel 1969, con il decreto di riconoscimento della Doc per il Ghemme, pose le basi per la realizzazione di un suo sogno: creare un grande vigneto in Ghemme. Partì da quattro vigneti di famiglia e ne acquistò altri. In quel periodo poteva sembrare un azzardo tornare alla terra: le campagne si spopolavano e le vigne rimanevano incolte. Ma c’erano grande fiducia e aspettative nel futuro. Nel 1977, quando i vigneti erano finalmente in piena produzione, l’azienda agricola Arlunno si trasformò in Antichi Vigneti Cantalupo, che oggi conta oltre 100 ettari di terreno, di cui 35 vitati e articolati in diverse zone tra i 250 e i 310 metri sul livello del mare.

Il Ghemme Docg nasce dallo stesso vitigno del Barolo e del Barbaresco. Quali sono le differenze?

La bellezza del nebbiolo è la varietà delle sue sfumature, ognuna con la sua particolare personalità data dal luogo e dal terreno di coltura. A Carema nasce sulle rocce di montagna, a Lessona sulle sabbie marine, a Gattinara sulle pietre vulcaniche e nelle Langhe cresce su fondali marini, argille e calcari, che gli conferiscono una potenza ineguagliabile: tutte le denominazioni del nebbiolo cantano la sua grandezza. Il Ghemme nasce dall’eredità geologica del Monte Rosa, rappresentata da ciottoli friabili ricchissimi di minerali e microelementi: ha perciò grande struttura come il Barolo e il Barbaresco, ma meno esplosività, perché punta di più su austerità ed eleganza. Furono queste caratteristiche a entusiasmare Cavour che nel 1845 esclamò: «Or dunque rimane provato che le colline del Novarese possono gareggiare coi colli della Borgogna». 

Eppure in Ghemme non è altrettanto famoso.

Il problema principale di Ghemme è la sua posizione per secoli defilata dal nucleo antico del Piemonte, in zone quindi di confine. Le Langhe sono riuscite a identificarsi con l’intera produzione del Piemonte, tanto da diventarne un sinonimo, mentre il territorio di Novara è rimasto storicamente legato al Ducato di Milano fino al 1738.

Quali vini producete? 

Oltre alle etichette di Ghemme Docg (Collis Breclemae, Collis Carellae, Signore di Bayard e Cantalupo), abbiamo vari nebbioli Colline Novaresi Doc, il bianco Carolus (Greco di Ghemme con Arneis e Chardonnay) e il Villa Horta, prodotto con la vespolina, vino assai gradevole la cui speziatura ricorda il Pelaverga. Da oltre 20 anni produciamo anche un rosato di nebbiolo, il Mimo: è un rosato atipico perché si presenta, a tutto pasto, fresco, delicato, dotato di buona struttura, frutto della prodigiosa paternità di questo grande vitigno. Abbiamo infine lanciato la seconda annata del Mia Ida, brut dedicato a mia madre, uno spumante di nebbiolo metodo Charmat lungo. La nostra produzione si attesta sulle 180mila bottiglie, di cui 25/40mila di Ghemme.

Quali sono i mercati più importanti?

Esportiamo circa il 50% della nostra produzione verso Giappone, Svizzera, Germania, Canada, Francia, ma soprattutto Norvegia e Stati Uniti, dove il Ghemme sta riscuotendo interesse e consensi.

Quanto è importante saper comunicare l’eccellenza del proprio prodotto?

Importantissimo, attraverso tutti i mezzi di comunicazione. Ma sono convinto di una cosa: la miglior presentazione dei nostri vini è il silenzio. Quello di una attenta degustazione, innanzitutto. E quello dell’interiorizzazione: un vino è sempre il prodotto di una storia, che per essere gustata a fondo deve essere capita e apprezzata. Se poi il silenzio non basta, seguiremo i consigli di Cavour.

Quali?

Come scrisse nel 1845 a riguardo della Novara viticola: «A trionfare nella lotta [con i vini di Borgogna, ndr] è solo necessario proprietari che diligentino la fabbricazione dei vini e ricchi ed eleganti ghiottoni che ne stabiliscano la riputazione».


Collis Breclemae - Ghemme Docg
Da uve nebiolo del vigneto Brecema, vendemmiato nella seconda parte di ottobre. Una vinificazione tradizionale con due follature giornaliere manuali conferisce al vino il caratteristico sapore vellutato, dolce e austero. Affinato nel rovere di Slavonia per oltre 30 mesi, al naso è avvolgente con note di liquirizia, viola, frutti rossi di sottobosco.

 

 

 

 

 

Cantalupo

Via Michelangelo Buonarroti, 5
28074 Ghemme Novara
+39 0163 840041
cantalupo.net

   
• Degustazioni
• Visite in azienda
• Vendita diretta: da € 7 a € 15

Ultima modifica: Mercoledì, 02 Ottobre 2013 16:51
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