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Claudio Mariotto, mi ritorna in mente...

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Uno dei più grandi interpreti del Timorasso, Mariotto produce vini che si fanno sentire e lasciano il segno, a lungo…

È un ritorno continuo. Non sto parlando dell'aglio mal digerito. Semmai si tratta di un'esperienza "vinosa", di quelle che ti rimangono impresse a distanza di qualche giorno, continuando a ripresentarsi alla mente sotto vesti differenti, a volte inaspettate. Il colpevole, in senso buono ovviamente, è Claudio Mariotto, vignaiolo in Vho dalla verve a dir poco vulcanica. Produttore di grandissimi vini, con le sue tre versioni di Timorasso su tutti, e simbolo di una passione verace, profonda e schietta per il mondo che ruota attorno al nettare di Bacco.

La visita è ormai di qualche giorno fa. Ma, appunto, dal 1° marzo, giorno di pioggia incessante, ha continuato a tornare in mente vivida, netta, presente. Conoscere Claudio e suo fratello Mauro è un'esperienza a sé: ti ritrovi a chiacchierare con loro come se li conoscessi da tempo, mentre le bottiglie di diverse annate si accumulano sul tavolo di fronte. E poi, col proseguire della giornata, sembra quasi di ritrovarsi immersi in una sceneggiatura felliniana, su un palco in cui si affollano amici, conoscenti e vicini che arrivano a partecipare in qualche modo della grandezza enologica di questi vini. Il Timorasso, nell'interpretazione di casa, è davvero entusiasmante. Così come lo è seguire Claudio negli assaggi di annate differenti, partendo dal 2011 per passare al 2005, al 2004, al 2002, al 2001. Cavallina, Derthona e Pitasso le tre versioni: diverse, belle, da bere più e più volte tutte quante. Guai a dimenticarsi di fare anche qualche assaggio con i rossi, perlopiù barbere (un Vho 2004 da urlo), tra cui però fa capolino anche un'interessantissima croatina Montemirano.

Pitasso

Chiusa la giornata non si è chiusa l’esperienza. Uno dei tanti articoli sui vini naturali, sulle polemiche tra vinoveristi e vinoconvenzionalisti, sulla diatriba del momento in Enolandia, ed ecco tornare alla mente i vini di Claudio. Che a inizio degustazione mi dice: “pensa che io praticamente non uso la solforosa e faccio vini bianchi che si bevono anche a 10-12 anni di distanza, se non di più. Ma soprattutto mica lo vado a sbandierare ai quattro venti. Non ne sento il bisogno”.

Passa ancora qualche giorno. Una sera, a casa di un caro amico che è anche un grande cuoco (e di cui in questo momento sto consapevolmente nutrendo l’ego), si stappa una bottiglia di Timorasso Derthona 2011 di Mariotto. Un “bimbo”, per certi versi. Una perla di rara bellezza nel suo sapersi abbinare perfettamente sia ai fegatini di coniglio con cipolle stufate e aceto balsamico, che all’insalatina di bollito e carciofi e al risotto alla fontina valdostana DOP. Un capolavoro, che facendosi apprezzare insieme a tutti questi sapori continua a tornare in mente, minuto dopo minuto e ora dopo ora.

E torna in mente anche a giorni di distanza: basta una veloce lettura sull’arte dell’abbinamento cibo-vino per riportare agli occhi e alle papille gustative certi momenti, ormai impressi inevitabilmente nella memoria. Morale della favola? La memoria del gusto è la sensazione più netta, vivida e indelebile che ci sia. Non trovate?

Derthona

Claudio Mariotto
Strada per Sarezzano 29
15057 Tortona (AL)
Tel. 0131 868500
www.claudiomariotto.it

 

Ultima modifica: Venerdì, 21 Marzo 2014 12:05
Gabriele Rosso

Gabriele Rosso. Cuneese, classe 1979, Ph.D. in "Studi Politici" (UNITO), con una grave malattia fin dalla nascita: la passione per il Toro. Scopre l'interesse per il vino buttando lo sguardo verso le Langhe. Da lì al cibo il passo è breve. Quando si distrae mangia in maniera compulsiva. Non ha praticamente alcun "tabù" alimentare. Si occupa di comunicazione nel mondo del Food&Wine. Scrive per il Blog Noodies.

Website: www.noodies.it
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